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 Chiesa Ortodossa in Italia
 Lettera Enciclica

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T O P I C    R E V I E W
Metropolita Posted - 25 December 2008 : 15:22:14
Lettera Enciclica

Noi Antonio
per Grazia di Dio Vescovo Successore degli Apostoli
nella Chiesa Amata da Dio che è in Italia

Salute ed Apostolica Benedizione al clero ed a tutti i fedeli cristiani che vivono nella nostra Patria, l’Italia, amata da Dio.
Da lungo tempo meditavamo sulla necessità di scrivere questa lettera enciclica a Voi Clero e Fedeli, popolo santo di Dio, per manifestarvi il nostro impegno e la nostra volontà di essere al vostro servizio e guida spirituale per voi porzione del popolo di Dio che ci è stata affidata.

Le radici cristiane dell’Italia

L’Italia ha avuto l’onore ed il privilegio di ricevere il messaggio cristiano dallo stesso Apostolo Paolo, il quale aveva battezzato alcune famiglie italiane e romane mentre si trovavano nell’Asia Minore, che poi rientrarono in Italia. (Romani 1, 6; Atti 18,2, 18, 19, 26; 28, 16 e seguenti; Romani 16, 3)
Per questi fratelli e sorelle sorsero subito i problemi della assistenza religiosa, della assenza di un vescovo o di un sacerdote che potesse loro amministrare i santi sacramenti ed in particolare la santa Eucaristia.
Per questo si rivolsero all’apostolo che li aveva fatti cristiani per essere aiutati.
Paolo approfittando della sua condizione di “Cives Romanus” si fece condurre a Roma per essere giudicato dall’imperatore, occasione buona per risolvere il problema a coloro che egli aveva reso cristiani. A Roma esistevano cinque gruppi di famiglie che chiedevano di essere aiutate nei sacramenti. L’Apostolo delle genti consacrò per loro i primi due vescovi di Roma: Lino e Cleto, dando così origine stabile e strutturale alla Chiesa cristiana di Roma che professava la fede retta, cioè ortodossa (cfr. Histoire de l’Église di Wladimir Guettée – Tomo 2 pagg. 10-15 e ss).
Durante questo suo primo viaggio, ordinò quindi vescovi, sacerdoti e diaconi.
Nel suo secondo viaggio, sembra che sia stato accompagnato dall’Apostolo Pietro, che lo aiutò nella evangelizzazione di Roma e che per benigna concessione di Paolo, fondatore e capo della Chiesa di Roma, sembra abbia consacrato il terzo vescovo: Clemente.
Fondatore e guida primaria della Chiesa di Roma rimaneva Paolo, poiché la prassi apostolica prevedeva la dipendenza dall’Apostolo che l’aveva fondata.
La Chiesa si sviluppò e diffuse e ben presto si arricchì del sangue di molti martiri che, piuttosto di rinnegare la fede cristiana, preferirono sacrificare la loro vita per Cristo.
Con la consacrazione dei vescovi la Chiesa di Roma ebbe la sua struttura completa: vescovi, sacerdoti e diaconi che rendevano testimonianza con la loro vita al Risorto.
Passarono i secoli ed il primo millennio e, poiché la chiesa è da sempre composta di uomini, cominciarono i problemi sia dottrinali, sia morali che pratici.
Ma un destino fatale attendeva la cristianità italiana: la Chiesa di Roma, impregnata nei secoli più di giuridismo che di fede e carità cristiana, diventava sempre più potente politicamente ed economicamente, sviluppando una sua teologia giuridica improntata sul potere, che cercava di giustificare con manipolazioni e false interpretazioni del Vangelo e del diritto romano. Nel frattempo, anche la Chiesa di Bisanzio pretendeva altri privilegi in quanto capitale dell’Impero d’Oriente. Due errori madornali che portarono le due chiese a lotte terribili ed alla divisione. Entrambe avevano dimenticato la preghiera sacerdotale di Gesù nell’ultima Cena: «Padre ti prego per loro, non ti chiedo di toglierli dal mondo, ma di preservarli dalla mentalità del mondo perché essi sono nel mondo, e non del mondo» (Gv 17, 15 e seguent ).
La Chiesa di Roma, forte e potente, sviluppava una teologia di potere, aveva l’appoggio di imperatori e re, che molte volte erano vittime della sua prepotenza.
Nasceva e si sviluppava la teologia del primato di Pietro e quindi del Papa come suo successore, dimenticando che il vescovo di Roma era Paolo e cercando di modificare ed arrangiare al suo interesse il Vangelo (Mt 16,18).
Ci furono periodi nerissimi e devastanti per la Chiesa, come le crociate, l’inquisizione e così via.
Nicodemo di Palermo, morto nel 1083, è stato uno degli ultimi vescovi ortodossi nel nostro paese.
Dopo oltre quattro secoli, nel 1595 il cardinale Anton Giulio Santoro, con arrogante prepotenza e con un atto forzato e violento, soppresse l’Ortodossia e nominò un vescovo ex ortodosso divenuto cattolico romano, un certo Germano Kouskonaris di Cipro (Chiesa Romana e Rito Greco, di Vittorio Peri, Ed. Paideia Brescia, pag. 188 e ss.).
Nascevano così le Chiese uniati della Calabria e della Sicilia e di altre parti dell’Italia meridionale.
Ebbe inizio il lungo periodo di 400 anni di assenza dell’Ortodossia in Italia.

Il Ritorno dell’Ortodossia

Soltanto verso la fine del 1800 e gli inizi del 1900 l’Ortodossia si riaffacciò in Italia con la presenza di qualche sacerdote russo o greco, inviato dai rispettivi patriarcati per assistere i connazionali: ma si trattava ancora di una Ortodossia straniera e per stranieri.
Solo nel 1991 il vescovo Antonio, insieme ad alcuni sacerdoti e fedeli laici, ristabilì un’Ortodossia italiana e con italiani. Gli italiani ortodossi non si sentono più emarginati e di terz’ordine, perché hanno finalmente la loro Chiesa.
Questa iniziativa crea però al vescovo Antonio denigrazioni e persecuzioni da parte della Chiesa Romana e anche del Patriarcato Ecumenico.
Ma l’opera del Signore sa affrontare lotte, bufere e tornadi, e quando è veramente del Signore, nulla teme, perché tutto passa, sfiorando, non distruggendo!

La Chiesa Ortodossa in Italia

Attraverso la valida Successione Apostolica dei suoi vescovi la Chiesa Ortodossa in Italia garantisce la continuità della fede e dei sacramenti ai fedeli
La Chiesa, nutrendosi della parola di Dio e dei Sacramenti, in particolare della Eucaristia, è realmente e concretamente in comunione con tutte le Chiese Ortodosse che lo desiderano e che cercano di vivere testimoniando la fede e la carità, e non il potere, l’arroganza e la supremazia.
Per questo diciamo: ben vengano le collaborazioni paritetiche con le altre giurisdizioni ecclesiastiche presenti nella nostra Patria.
Infatti, la Chiesa Ortodossa in Italia si propone, fin dalla sua rinascita, di rendere testimonianza di fede cristiana, incorrotta ed inalterata come insegnata da Gesù e a noi trasmessa attraverso gli Apostoli prima e poi i Concili ecumenici, i Santi Padri e la sana Tradizione, con la convinzione che Dio è un Dio vivo e presente che vede ogni nostra azione ed intenzione.
La nostra comunità si propone di riunire nell’unica Chiesa Ortodossa in Italia tutte le varie giurisdizioni ecclesiastiche presenti nel territorio nazionale, allo scopo di riportare ordine e stabilire una effettiva collaborazione ecclesiale fraterna tra tutti gli ortodossi.
Essa intende riportare all’Ortodossia il popolo italiano.
Rivolgiamo quindi un appello a tutti gli ortodossi italiani, chierici e laici, ad unirsi a noi, a lavorare insieme perché la Chiesa Ortodossa in Italia possa crescere in qualità e numero ed avere una propria e specifica caratteristica come è per tutte le Chiese delle altre nazioni.
Essa pone tutte le sue capacità e forze nella formazione degli aspiranti al sacerdozio ed al monachesimo, attraverso la scuola di teologia che con fatica cerca di far funzionare.
Intende dare una retta formazione spirituale e teologica al clero, perché prenda con serietà e competenza il sacerdozio senza girovagare da una giurisdizione all’altra.
Un sacerdote ben formato spiritualmente e teologicamente darà maggiori garanzie di serietà, di moralità e di capacità catechetiche.
La Chiesa vuole essere punto di riferimento per tutti coloro che onestamente cercano Dio, e che molte volte, per la mancanza di catechesi seria, per cattivi esempi e per le divisioni, finiscono per abbandonare la fede cristiana.
A questo punto vogliamo fare una parentesi per precisare che noi abbiamo la netta impressione che le Chiese eterodosse, in particolare quella Romana, a tutt’altro pensino e di tutt’altro si occupino che porgere una mano al fratello bisognoso soprattutto di aiuto morale e spirituale. Manca sovente la comprensione e la carità di Cristo e ci si trincera farisaicamente dietro precise ed inutili prescrizioni imposte esclusivamente per tenere sotto pressione chi è debole ed indifeso.
Tutto ciò nuoce all’anima che ha bisogno di ristoro, di conforto e di sollievo nel marasma della vita moderna, ed alcuni, disorientati, finiscono nelle sette e dai maghi.
Egualmente va segnalato il pericolo di quelle Chiese impregnate di fanatismo, che si ritengono le uniche valide, che lanciano anatemi contro tutti. Anche queste non costruiscono nulla di buono.

La posizione teologica della Chiesa Ortodossa in Italia

La Chiesa è la comunità dei credenti in Cristo risorto, che è collegata agli Apostoli attraverso la Successione Apostolica dei suoi Vescovi.
I Sacramenti non sono e non appartengono a questa o a quella Chiesa, ma sono ed appartengono alla Chiesa Una, Santa, Cattolica – Ortodossa (non Romana), Apostolica. Vescovi, sacerdoti e diaconi, hanno ricevuto un “ministero di servizio” nella CHIESA, e non un potere di dominio politico, economico e morale sui fedeli.
Loro compito e dovere è quello di essere guide spirituali illuminate del popolo di Dio.
La Chiesa riconosce ed amministra, per diritto, tutti i sacramenti della Chiesa Una, fonda la sua fede sulla sacra Scrittura, la sana Tradizione della Chiesa, conciliare e patristica, rifugge e rigetta favole e storielle pretestuose che deviano dalla vera fede e che servono solo a coloro che della Chiesa hanno fatto un centro di potere politico ed economico..
Considera i Concili ecumenici infallibili, perché atti ufficiali della Chiesa assistita dallo Spirito Santo, ma solo in materia di fede e di morale.
Canoni e legislazioni varie non vengono dallo Spirito Santo, ma dalla volontà di potere delle varie amministrazioni ecclesiastiche o Chiese, in particolare di quella cattolica romana e quella ortodossa di Costantinopoli, oggi Istanbul.
La Chiesa Ortodossa in Italia non accetta sottomissioni, ma si considera paritetica a tutte le Chiese Ortodosse locali, con eguali diritti e doveri. Il resto è contro la volontà di Cristo, degli Apostoli e della sana Tradizione, quindi ha odore di eresia. Ci sentiamo e vogliamo essere in Comunione sacramentale e di fede e di carità con tutte le Chiese che si impegnano a servire umilmente il Signore.
La Chiesa considera l’ordine sacro nei suoi tre gradi come un grande dono di Dio ed una missione di servizio. Pertanto ha massima venerazione dei vescovi, sacerdoti e diaconi, e prega per la loro santificazione e fedeltà fino alla morte. Considera il sacerdozio in eterno e non accetta defezioni o dismissioni dall’ordine. Il sacerdote è sacerdote in eterno e non a tempo determinato, il tradimento è un grave peccato.

La Chiesa di fronte ai problemi umani e sociali del nostro tempo

La Chiesa Ortodossa in Italia è molto sensibile a quelli che sono i problemi umani e sociali che assillano l’uomo moderno, e vuole essere al suo fianco per aiutarlo, secondo gli insegnamenti del Vangelo.
Ci sono nella vita di ciascun uomo, momenti, situazioni, avvenimenti tristi e dolorosi che provocano delle domande esistenziali, profonde, ontologiche, soprattutto quando l’esistenza viene toccata da malattie, morte, guerre, cattiverie, disgrazie, gravi problemi familiari o economici, che a livello umano non trovano motivo e giustificazione. Perché accade questo? Che male ho fatto per meritarmi questo dolore? Che senso ha la mia vita? Il lavorare? La famiglia? Cosa posso fare per salvarmi? Tutte domande lecite e tormentose che non trovano risposta a livello umano e filosofico, ma solo nella fede che presenta la vita terrena in una visuale cristiana di passaggio, come uno stato non definitivo, ma transitorio, teso verso la vita eterna.
Solo Cristo ha la risposta a tutte queste ed altre problematiche, in pratica al dolore dell’uomo!
Ma la fede richiede fiducia in Cristo che ci garantisce la vita eterna, il paradiso, e che ha dato spiegazione del senso della nostra vita, che conosce la vita eterna e Dio, perché da Lui viene ed a Lui è ritornato dopo essere rimasto ancora 40 giorni, dopo la Resurrezione, con i suoi Apostoli, testimoniando che non era un fantasma, ma che realmente era Lui senza più i limiti della corporalità materiale.
La morte e la resurrezione lo rendevano capace di passare attraverso i muri, di mangiare o non mangiare, di camminare sulle acque, e così via.
Quindi Cristo è la soluzione di tutti i problemi dell’uomo. Nessun altro ha dato risposte esaurienti su tutte le problematiche del vivere umano, se non Lui, perché Egli è la Via, la Verità e la Vita.
Non è illusione mentale, ma concreta e reale soluzione, perché per questo siamo nati e viviamo.

a ) I giovani

I giovani sono la primavera della vita, la speranza della società futura: occorre quindi prestare massima attenzione alla loro formazione umana e cristiana sia da parte della famiglia, sia della Chiesa e della scuola.
Preparare bene i giovani alla vita significa un futuro migliore.
Gradualmente essi vanno responsabilizzati per i compiti che li attendono, a seconda della loro vocazione. La vocazione può essere al matrimonio, o religiosa, ma è egualmente vocazione anche il lavoro, la professione ed il comportamento sociale e religioso.
Spesso il giovane è disorientato perché non trova nella vita una guida chiara e sicura, non ha mordente di ideali e quindi esiste il pericolo di finire nella droga, nel disordine sessuale, nell’alcolismo e nella cattiva strada.
Noi rivolgiamo un caloroso ed accorato appello affinché i giovani trovino in Dio e nella Chiesa un punto sicuro di riferimento ed una luce per il loro cammino verso la pienezza della vita e la realizzazione del proprio ideale.

b) Le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata

Il Signore bussa alla porta del cuore per una chiamata speciale alla vita sacerdotale o consacrata; spetta in primo luogo soprattutto ai genitori coltivare e far crescere il piccolo germe che è nei figli alla realizzazione della loro vita spirituale.
Nella nostra Chiesa il celibato del sacerdote è libero. Il sacerdote può benissimo essere anche sposato ed avere una sua famiglia.
Invitiamo quindi i giovani ad avvicinarsi alla chiesa e a servirsi del padre spirituale e del confessore per essere aiutati nella scelta della loro vocazione.
Una volta era un onore per una famiglia avere un figlio sacerdote e così deve rimanere anche oggi. Un figlio sacerdote è una benedizione del Signore.
Rivolgiamo anche in questa occasione un fraterno appello a tutti quei sacerdoti che hanno abbandonato il sacerdozio, in particolare se lo hanno fatto per dare posto al loro amore umano sposandosi. Fratelli tutti, sappiate che, se lo volete, la Chiesa Ortodossa in Italia è pronta a ricevervi e permettervi di esercitare il vostro ministero sacerdotale unitamente al matrimonio.

c) Gli anziani

È molto naturale che alla primavera e all’estate della vita umana seguano l’autunno e l’inverno.
Si dovrebbe dire nella terza età: ho combattuto una buona battaglia, cioè ho realizzato me stesso, offrendo me stesso per gli altri.
Ora gli altri devono, in qualche nodo, pensare a me perché sono doppiamente limitato, fisicamente e talvolta anche nella facoltà intellettive. È assai penoso assistere a scene disumane, di figli e parenti della persona anziana, magari cristiani, che con disinvoltura parcheggiano i loro genitori o congiunti in genere in una casa di risposo, dove facilmente si accelera la fine terrena della persona interessata.
Che dire poi dei soli? Guai ai soli, dice il proverbio: chi ha fede si affida alle mani della Provvidenza. Quelle persone che trattano male gli anziani devono riflettere e considerare che, a loro volta, arriverà il loro turno ed anche loro si troveranno nelle medesime condizioni.
Il cristiano deve saper portare il peso del prossimo per adempiere la legge del Signore; lo Stato è tenuto poi a fare la sua parte, aiutando ed offrendo tutti quei mezzi e tutte quelle attenzioni necessarie.
Occorre ricordare che gli anziani sono stati maestri di vita ed hanno dato molto alla società: vanno ancora valorizzati e fatti sentire utili, chiedendo loro di rendersi ancora vitali nell’offrire la loro esperienza nella educazione dei nipoti e dei bambini in genere. In questo modo si sentirebbero più interessati anche alla vita e ciò gioverebbe molto anche alla loro situazione mentale, consentendo loro di sentirsi ancora utili e validi.
Nella nostra Italia il problema degli anziani si pone macroscopicamente poiché, purtroppo, abbiamo una popolazione a maggioranza anziana, essendo diminuita parecchio la natalità. Noi invitiamo i cristiani soprattutto ortodossi, a considerare questo tema della massima rilevanza per studiare e mettere in pratica tutto quello che è meglio fare per il singolo interessato e per la società tutta.

d) Il matrimonio

La Bibbia ci dice che Dio creò l’uomo e la donna, maschio e femmina a sua immagine e somiglianza, dando loro un comando: «amatevi e moltiplicatevi» (Gen. 1, 26 – 28), perché egli è con la vita chiamato a continuare e gestire la creazione iniziata da Dio.
In pratica, con un atto di amore l’uomo è chiamato a manifestare il suo amore per il Creatore e per le creature. Un amore fecondo, procreatore.
Il matrimonio è il primo comando di Dio all’uomo, amore che va conservato, fortificato, aumentato, perché con la benedizione del sacerdote, diviene sacramento di salvezza.

e) La famiglia

Consideriamo la famiglia come il luogo primo e privilegiato di formazione del cristiano e dell’uomo. La società è cristiana se le famiglie sono cristiane.
La fede non nasce in Chiesa, ma nel focolare domestico.
La prima nostra attenzione di istruzione religiosa è rivolta alle famiglie; il catechismo in parrocchia viene dopo.
Se una famiglia non ha basi e formazione cristiana, il giovane non riceve le prime nozioni ed insegnamenti religiosi, e pertanto non sarà interessato alla Chiesa, perché non la conosce e quindi non la frequenterà.
La famiglia che crede e vive l’amore fedelmente, sarà una famiglia serena, pacifica e Dio la benedirà.
Perciò la nostra attenzione va in primo luogo verso la catechesi alla famiglia, piccola chiesa domestica.
Per questo, dopo una adeguata preparazione spirituale e teologica, da parte nostra c’è l’intenzione di conferire il sacerdozio ai padri di famiglia che lo desiderano.
Il sacerdote familiare sarà l’evangelizzatore primo della sua famiglia e di quelle viciniori, del circondario, del quartiere.
Il padre avrà maggiore impegno verso la moglie ed i figli e si sentirà maggiormente protetto ed aiutato dalla grazia del sacerdozio.
Del resto sembra che le prime comunità cristiane fossero proprio a livello familiare, e funzionavano bene con la loro fede e testimonianza.

f) Il divorzio

Fatto salvo il principio della indissolubilità del matrimonio, la sua impostazione comune rimane: è l’amore tra marito e moglie, benedetto dal sacerdote, a creare e realizzare il Sacramento del matrimonio. Amore, proprio perché consacrato con la benedizione sacra, che deve essere duraturo, da fortificare, aumentare, difendere, ecc.
Ma se per qualche grave motivo finisce l’amore, di conseguenza riceve un “vulnus” anche il sacramento del matrimonio.
La Chiesa Ortodossa però, dovendo manifestare la misericordia di Dio, deve essere comprensiva di fronte ad una situazione di fine di questo amore, comprendendo ed aiutando, e prendendo atto che, dopo aver fatto tutti i tentativi di salvarlo, se l’amore è finito, il sacramento subisce un trauma. In questo caso la Chiesa Ortodossa non condanna, comprende ed aiuta ancora, ed è disposta a dare la benedizione del Signore nel tentativo di ricostruzione di nuove situazioni d’amore, benedicendo le seconde e terze nozze.
Non nega i sacramenti a questi fedeli bisognosi maggiormente dell’aiuto di Dio, ma li invita a nutrirsi più frequentemente del Corpo e Sangue di Cristo, ricordando l’insegnamento del Signore: «non sono venuto per i sani, ma per gli ammalati».

g) L’omosessualità

La nostra Chiesa di fronte al problema della omosessualità non giudica e non condanna, ma comprende ed aiuta chi si trova in tale situazione.
C’è chi nasce omosessuale e chi ci diventa per motivi vari. Ognuno merita non solo rispetto e comprensione, ma benevolenza, aiuto e carità. Nessuno di questi fratelli va emarginato, perché ognuno di loro è figlio di Dio e deve sentire il calore della comunità e la dignità della persona.

h ) La pedofilia

Essa va sicuramente condannata, ma la persona che porta questa malattia va egualmente aiutata e messa in condizioni di non poter più nuocere, rieducandola al rispetto della vita dei più giovani ed indifesi.

i ) I carcerati

Il carcere deve essere luogo di rieducazione dove viene insegnato il rispetto e la dignità della persona umana. Spesso chi deve scontare qualche pena lieve è associato a persone che hanno commesso reati gravissimi, peggiorando la propria situazione. Il carcere non deve essere un luogo di violenza, come spesso accade, ma di riflessione e presa di coscienza dell’errore commesso.
Inoltre, scontata la pena, occorre un programma serio di reinserimento nella società e nel lavoro al fine di evitare altre situazioni pericolose che possono portar nuovamente a delinquere. La Chiesa ha il compito di formare le coscienze ad una retta condotta di vita, lavorando in favore di coloro che hanno sbagliato e anche di coloro che devono accettarli ed aiutarli nel reinserimento.

l) Gli immigrati

Tutti siamo figli di Dio e facciamo parte della grande unica famiglia umana.
Purtroppo l’uomo è limitato e fallibile, può sbagliare. Ecco le leggi positive che senza essere in contrasto con la legge divina e naturale devono regolare il vivere civile in pieno ordine ed armonia.
A qualsiasi popolo può capitare che parte di esso debba emigrare per cercare lavoro e benessere altrove, ed è giusto e sacrosanto. Però il flusso migratorio va regolato da precise leggi, in armonia tra lo Stato da dove si emigra e quello dove si immigra.
Per vivere dignitosamente l’immigrato deve avere casa e lavoro: purtroppo spesso non è così, ed allora tanti sono costretti a delinquere. Si determina così si un male reciproco, mentre sarebbe opportuno e necessario un flusso migratorio del tutto ordinato.
Il datore di lavoro non deve sfruttare l’immigrato, ma a sua volta, neppure l’immigrato deve pretendere l’impossibile o adagiarsi pensando di aver trovato la manna del cielo. Per integrarsi l’immigrato deve pure rispettare le leggi della nazione ospitante. Lungi da noi la xenofobia o essere prevenuti, ma occorre sempre il massimo rispetto reciproco.
Noi cristiani poi dobbiamo vedere nel prossimo che soffre l’immagine di Cristo e quindi considerare tutti nostri fratelli, come gli immigrati devono fare ugualmente con noi, agendo civilmente e cristianamente se sono credenti.

m) L’omicidio, il suicidio e l’eutanasia

Rimane indiscutibile che la vita è un grande dono di Dio che ci chiama alla esistenza.
L’esistenza di ogni uomo ha il suo personale scopo e significato.
Nessuno ha il diritto di togliersi o di togliere la vita a qualcuno: è un grave peccato, come lo è l’aborto, perché va contro il diritto alla vita che è di Dio, ed in questo caso è ancor più grave perché compiuto contro una persona innocente ed indifesa.
Il suicidio oggi è visto come risultato di un malessere psichico (cfr. l’intervento dei vescovi ortodossi americani): pertanto viene concesso il funerale religioso, mentre una volta era negato a coloro che si uccidevano.
Riguardo alla eutanasia, noi riteniamo che l’accanimento terapeutico sull’ammalato, quando si è certi che non porti ad alcun risultato, ma serve solo a mantenere in stato vegetativo una persona, è una violenza all’ammalato ed alla natura. Il credente deve sempre tenere presente che questa vita non è fine a se stessa, ma ha un termine allo scopo di condurci alla vera vita, quella eterna.
L’accanimento terapeutico in questo caso è un male e quindi non si può fare. L’eutanasia non è uccidere l’ammalato, ma interrompere quelle terapie che contro natura vogliono far continuare la vita di un individuo in uno stato vegetativo e di irreversibile incoscienza.
Pertanto, riteniamo che sia lecito sospendere le cure in casi del genere, perché inefficaci, dolorose per l’ammalato, illusorie per i parenti ed inutili e contrarie alla natura.
Occorre lasciare che la natura segua il suo corso senza violentarla.
Per questi motivi siamo favorevoli alla eutanasia nei casi descritti.

n) I rapporti con lo Stato e le Autorità Italiane

Si nota palesemente che lo Stato Italiano, quindi i governanti sia a livello nazionale, regionale che locale, spesso non rispettano la Costituzione Italiana, che garantisce parità di trattamento a tutti i suoi cittadini e alle comunità religiose non cattoliche romane.
Infatti è palese la condizione di favore in primo luogo garantita alla Chiesa Romana, non tanto per fede, quanto per vile servilismo e convenienza politica; in secondo luogo, vi sono trattamenti di favore anche verso le giurisdizioni ortodosse straniere che operano in Italia. Non solo queste hanno la precedenza, ma noi ortodossi italiani, rispetto al mosaico straniero siamo per nulla o poco considerati, salvo casi sporadici in cui si incontrano persone di buona volontà e rispettose delle coscienze altrui.
Molte volte veniamo osteggiati, denigrati, criminalizzati e discriminati ingiustamente.
È pur vero che tanta colpa è di tutti noi ortodossi italiani, troppo divisi e alcuni sempre in lotta gli uni contro gli altri, dando in questo modo solo esempi non positivi.
Pertanto, in uno Stato che si definisce democratico e basato sul principio di libertà, vengono violati i più elementari e fondamentali diritti dei propri cittadini.
Non basta enunciare dei principi, fare dei proclami, occorre operare nel concreto perché i pubblici poteri possano dirsi ed essere veramente rispettosi dei diritti delle minoranze.
Il riconoscimento giuridico di una Chiesa in Italia, non è un diritto, ma avviene a discrezione del governante, il che significa che, se si è simpatici alla politica ed il Vaticano lo permette, si concedono i diritti spettanti, altrimenti si negano con cavilli burocratici e legali.
Ci auguriamo che Stato, governo e politici siano meno servili a certe potenze religiose straniere come il Vaticano e più rispettosi dei nostri diritti inalienabili di cittadini.

o) La guerra e tutti gli atti di violenza sull’uomo

L’uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio. San Paolo ci insegna che il corpo va rispettato perché è il tempio dello Spirito Santo, è il contenitore dell’anima, ed è quindi sacro ed inviolabile.
Il frutto del peccato originale è non solo la perdita della grazia, ma anche la corruzione e la deviazione della morale dell’uomo.
Con il peccato, ci insegna la Sacra Scrittura, è entrato nel cuore dell’uomo, la gelosia, l’odio, la mentalità di guerra. La prima guerra è stata quella fratricida di Caino contro Abele, ma nella storia della umanità molte sono stati e sono i conflitti che hanno prodotto dolore, morte, offesa al corpo. Ma molte sono anche le guerre di offesa alla persona umana, come la distruzione della persona con le persecuzioni religiose e razziali, la denigrazione e distruzione della dignità dell’uomo con accuse, maldicenze, criminalizzazione di innocenti, persecuzioni psicologiche, morali, ecc.
Sia le une che le altre guerre sono deprecabili e condannate da Dio perché distruggono la vita fisica o la vita morale e psicologica dell’uomo. La Chiesa deve essere contro ogni sorta di guerra perché suo compito è annunciare la Pace di Cristo risorto, delle coscienze e degli animi. Ci sono infatti le uccisioni materiali del corpo e della persona e quelle morali. Entrambe da ripudiare e condannare. Nessuna Chiesa può avallare nessuna guerra, e nessuna giustificazione può essere portata alla guerra.
Dio ha creato l’uomo razionale e capace di ragionare e quindi operatore di bene e di vita e non di morte fisica o morale.

Convocazione del Santo Sinodo

Cari cristiani ortodossi ed amici simpatizzanti che ci siete vicini nella nostra avventura cristiana, noi Antonio, vescovo della Chiesa Ortodossa in Italia, con il desiderio di rispondere sempre più fedelmente alla grazia e all’apostolato cui siamo stati chiamati con la nostra consacrazione episcopale, desideriamo chiamarvi a raccolta in un Sinodo della nostra Chiesa, per parlare, esaminare, discutere sui metodi e i contenuti più idonei per assolvere degnamente la nostra missione insieme a voi sacerdoti, diaconi e laici.
L’esperienza passata ed anche recente ci insegna ad essere prudenti, ma ciò non ci esime dall’impegno di lavorare per l’edificazione del regno di Dio.
Viviamo in un mondo che va alla deriva, che si allontana sempre più da Dio, mentre ci sono anche molti fermenti vivi e richieste di conoscere Dio, di trovarlo e amarlo.
Ogni uomo infatti è creato a immagine e somiglianza di Dio e trova la sua pace e soddisfazione solo quando scopre Dio e lo ama con tutto il cuore.
Noi vescovi siamo molto preoccupati della situazione attuale del mondo, soprattutto dell’Italia, in cui ai più sembra che Dio non interessi o non esista.
Allora, preoccupati delle nostre responsabilità davanti a Dio ed alla Chiesa, abbiamo deciso di convocare per il 30, 31 maggio ed 1 giugno 2009, un Santo Sinodo della nostra Chiesa per discutere i problemi che ci sembrano importanti e per creare una maggiore sensibilizzazione e partecipazione del popolo di Dio alla Chiesa.
Abbiamo quindi pensato, in preparazione a tale evento storico, di sottoporre ai fedeli alcuni problemi ed argomenti che saranno trattati. Desideriamo ricevere i pareri ed i suggerimenti dei fedeli, al fine di raggiungere nel modo migliore il nostro scopo.
Cari cristiani ortodossi, le risposte ed i suggerimenti, che vi preghiamo di inviarci presto, saranno oggetto di riflessione e confluiranno in un lavoro coordinato e fruttuoso.
Vi preghiamo quindi fraternamente di risponderci e poi di partecipare al Santo Sinodo portando anche la vostra esperienza pastorale e la vostra esperienza religiosa.

Conclusione
Da quanto affermato è auspicabile che ora ci sia maggiore chiarezza sulla nostra Chiesa Ortodossa in Italia e sull’ortoprassi della medesima, spazzando via le nuvole della confusione, dell’ignoranza e della incomprensione. Noi intendiamo costruire su solide basi quanto promana da Gesù Cristo ed a Lui solo appartiene, Fondatore e Capo della Chiesa.
Ci dichiariamo fin d’ora, come sempre abbiamo fatto, disponibili al dialogo ed alla collaborazione con tutti coloro che sono chiamati ad essere evangelizzatori e promotori di ogni buona iniziativa cristiana.
Noi, vescovi della Chiesa Ortodossa in Italia, assieme a tutto il clero, formuliamo a tutto il popolo santo di Dio i migliori auguri perché il santo Natale, la Santa Teofania ed il nuovo Anno civile, confidando che abbiano per la vita di ciascuno di noi un significato ben preciso, tale da affermare che dette solennità sono il fulcro ideale della nostra esistenza cristiana.
A Dio la gloria e l’onore nei secoli dei secoli. Amen.
Impartendo la Nostra Apostolica Benedizione, vi salutiamo e vi auguriamo ogni bene nel Signore!

+ Antonio, Metropolita

Santo Natale 2008

Indice:

1 - Le radici cristiane dell’Italia
2 – Il ritorno dell’Ortodossia
3 – La Chiesa Ortodossa in Italia
4 – La posizione teologica della Chiesa Ortodossa in Italia
5 - La Chiesa di Fronte ai problemi umani e sociali del nostro tempo:
A) I giovani
B) Le vocazioni al sacerdozio ed alla vita consacrata
C) Gli anziani
D) Il matrimonio
E) La famiglia
F) Il divorzio
G) L’omosessualità
H) La pedofilia
I) Gli immigrati
L) L’omicidio, suicidio, eutanasia
M) I rapporti con lo Stato e le Autorità Italiane
N) La guerra e tutti gli atti di violenza sull’uomo
6 - Il Santo Sinodo
7 - Conclusione

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