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Ortodossia
Italiana

Rito
gregoriano
Introduzione alle Liturgie Occidentali
In primo luogo concordiamo che non esiste un “Rito Occidentale” ma esistono i Riti Occidentali.
Avendo stabilito questo, dobbiamo riconoscere che nell’Occidente Ortodosso
vi erano diversi riti e numerosi usi. I riti principali: Romano, Ambrosiano,
Mozarabico, Gallicano e di Sarum; ed ognuno aveva i suoi usi. È solo dopo l’avvento della stampa, ben dopo
l’anno 1054 che si comincia a vedere in qualche modo di garantire una misura d’uniformità.
Poiché non esisteva forma stampata ed i libri liturgici erano raramente uniformi, una certa varietà
era considerata naturale e non era affatto vista come qualcosa di non cattolico. La sfida della restaurazione dei Riti
Occidentali nell’Ortodossia comporta la necessità di fare scelte valide e prudenti su quali testi e
traduzioni usare, scontentando inevitabilmente qualcuno.
Gli usi correnti nell’Ortodossia includono espressioni di tutte le famiglie suddette di Rito
Occidentale. Forse una delle più singolari è la Liturgia di Dom Agostino di Monte
Royal. Si tratta di una
degna espressione di una Liturgia Romana nel modo Certosino, che
fu autorizzata per
l’uso in Ortodossia ed è ancora utilizzata presso il Monastero di Cristo Salvatore
(Chiesa Ortodossa Russa fuori dalla Russia) in Hamilton, Ontario (Canda).
D’altro canto negli Stati Uniti, l’Archdiocesi Antiochena prese
un testo protestante, lo
“ortodossizzò” e lo pubblicò come Liturgia di San Tichon. In pratica, è la Liturgia del Book of
Common Prayer del 1928 a cui è stata aggiunta un’epiclesi,
apportando anche altre modifiche minori.
Non è questa la sede in cui discutere l’opportunità di usare una “Liturgia Protestante
trasformata in
Ortodossa” o ricercare e restaurarne una pre-scismatica. Inutile dire che è la posizione
della Metropolia
di Milano e di Aquileia è orientata a ritenere
preferibile una Liturgia che sia stata usata nell’Occidente Ortodosso.
Sulla
Liturgia di Rito Occidentale
Non tutti i cristiani ortodossi usano la forma liturgica Orientale o Bizantina.
I Riti Occidentali,
quando comparati alle forme liturgiche Bizantine, sono più
semplici, meno ridondanti, ovviamente più brevi, ed impiegano un’innodia (gli inni usati) che è familiare a moltissimi cristiani occidentali. Più
precisamente, il Rito Gregoriano, così come approvato dal
Patriarcato di Mosca e dalla stessa Arcidiocesi Antiochena, è una forma
teologicamente corretta del culto utilizzato dalla Chiesa Latina (Romana) o
dai settori della Comunione Anglicana legati alla “Chiesa Alta”
(High Church, la corrente non protestante più legata alle
tradizioni pre-cranmeriane). In alcune congregazioni di rito occidentale, la Liturgia può
assumere la forma Latina o Inglese (o di altra tradizione
linguistica occidentale) del culto Romano Cattolico precedente al
Concilio Vaticano II. In Francia, tutti i
francesi nativi di fede cristiana ortodossa, che si contano ormai nelle migliaia, usano questa forma di culto). Altre
parrocchie di Rito Occidentale usano una liturgia basata sull’Anglicano Book of Common
Prayer.
Le modifiche, pur importanti, non apparirebbero molto evidenti anche ai più regolari fedeli.
Due di
queste alterazioni includono l’eliminazione del Filioque (“e dal Figlio”) nel Credo Niceno e
l’addizione di una più forte Epiclesi nella preghiera eucaristica detta dal sacerdote
al momento della
consacrazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo.
La terza sezione del Credo di Nicea afferma infatti che o Santo Spirito è una delle
tre Persone della triuna Deità. La storia mostra che l’espressione “e dal Figlio” (in latino
Filioque), in riferimento alla processione del Santo Spirito dal Padre, era
inizialmente un’addizione di un concilio
locale di vescovi occidentali che fu in origine rigettata dal Papa di Roma. I vescovi orientali
capirono che il Filioque avrebbe causato una confusione dei ruoli di ciascuna delle tre Divine Persone,
Padre, Figlio e Santo Spirito, nella Deità. È dal Padre che il Figlio è generato ed è dal Padre che il Santo
Spirito procede, attraverso il Figlio.
Oltre alla rimozione del Filioque nel Credo, la Liturgia di Rito Occidentale richiede la sacerdote di
impetrare da Dio che lo Spirito Santo agisca nel cambiare i doni del pane e del vino nel Corpo e nel
Sangue datori di vita di Nostro Signore Gesù Cristo. Le parole usate nella Liturgia sono: “E noi ti
preghiamo, o Signore, di mandare il tuo Spirito Santo su questi doni imbanditi,
ché egli possa fare di
questo pane il prezioso Corpo del tuo Cristo e di quel che è in questo Calice il Prezioso Sangue di
Tuo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, trasmutandoli per opera dello Spirito Santo.
Amem, Amen, Amen”.
In aggiunta a questi due cambiamenti, il Rito Occidentale include altri indistinguibili cambiamenti
che i cattolici romani e la maggior parte degli anglo-cattolici (anglicani
ed espiscopaliani della Chiesa
Alta) troverebbero essere familiari o certamente accettabili. Poiché alcune parrocchie
cattoliche romane di rito latino come pure le comunità protestanti continuano
ad allontanarsi dalla fede, dalla dottrina e dal culto cattolici di base,
volgendosi a “liturgie” dal linguaggio inclusivo, che
si riferiscono a Dio come madre (per far solo un esempio) e a promuovere
talvolta donne “prete”, molti
cristiani cattolici tradizionali di origine sia Romana che Anglicana si orientano verso la Chiesa
Cattolica Ortodossa.
Nel fare così, questi Cristiani hanno mantenuto forme familiari di culto ed allo stesso tempo
hanno fatto in modo di collocarsi all’interno di una comunione ecclesiastica, e sotto pii, vescovi ortodossi che
insegnano e praticano l’antico Vangelo di Gesù Cristo.
La
Divina Liturgia di San Gregorio
Mentre la Chiesa Ortodossa Francese ha cercato di ricreare l’antica liturgia
Gallicana, a volte
in modi creativi, l’ex sacerdote cattolico romano tedesco Joseph Julian Overbeck
nel XIX secolo propose al Patriarcato di Mosca una versione
opportunamente modificata della Messa impropriamente detta “Tridentina”.
Allo stesso modo, nel negli anni ‘50 del XX secolo, il Metropolita Antonio
(Bashir) dell’Arcidiocesi Antiochena del Nord America rese chiaro che il Rito Occidentale
all’interno della sua
giurisdizione dovesse essere basato sulla “liturgia vivente”
dell’Occidente; in altre parole sulla
Liturgia Romana come esisteva nel 1958, prima delle riforme del Concilio Vaticano Secondo.
Sebbene questa liturgia sia talvolta denominata come la “Messa Tridentina”,
come abbiamo detto, questa è una designazione in un
certo qual modo erronea. Il termine “Tridentino” si riferisce al Concilio
Cattolico Romano di Trento del XVI secolo, che prese l’antica liturgia della
città di Roma e rese il suo uso obbligatorio
per tutti i luoghi sotto la giurisdizione romana che non avevano
un’antica liturgia propria. La
nostra liturgia è quell’antica Liturgia Romana.
Proveremo ad abbozzare una breve storia di questo rito: San Giustino Martire ed Ippolito danno entrambi i primi
resoconti su come questa liturgia fosse. La liturgia Romana era originariamente offerta in Greco, ma
fu officiata in Latino dal tempo di Papa Vittore, che morì nel 202.
San.Gregorio Magno, Papa ortodosso di Roma, che morì nel 604, prese l’antica liturgia, tolse le aggiunte recenti e
conferì ad essa il suo attuale assetto, aggiungendo solo una frase alla preghiera Eucaristica.
Un Papa Antiocheno, San Sergio I, che morì nel 701, aggiunse l’Agnus Dei, cantato poco prima di
ricevere la Santa Comunione. Ci fu sostanziale e reciproca fecondazione con la Chiesa Gallicana dopo
l’ascesa al trono di Carlo Magno, verso la fine dell’VIII secolo,
:da
quell’influenza il rito gregoriano ricevette la
benedizione delle palme, candele e ceneri e molto della natura drammatica dei servizi della
Settimana Santa.
Il Credo Niceno fu aggiunto alla liturgia in Roma attorno all’XI
secolo, seguendo la prassi di Costantinopoli, sebbene il Credo fosse stato professato in Occidente fin dal IV
secolo.
Attorno al XIII secolo fu aggiunto un certo numero di preghiere, che il sacerdote
doveva recitare in privato.
Al tempo del Concilio della Chiesa Latina a Trento l’intento era di conservare le antiche forme di culto:
tutto quel che
fu aggiunto erano preghiere di preparazione prima dell’inizio della Messa (che prima venivano dette
in sacrestia) ed ulteriori devozioni dopo il congedo, come la lettura del Prologo del Vangelo di
San Giovanni.
Così in un certo senso si può dire che la liturgia, come è
giunta ai giorni nostri, non è essenzialmente
cambiata dal tempo di San Gregorio, all’inizio del VII secolo,
relativamente a ciò che il popolo ascolta di
letto o cantato durante la Messa. Come già precisato, i soli
cambiamenti di rilievo dal tempo di Papa Gregorio Magno sono stati
fatti
dai Siriani: in primo luogo l’addizione dell’Agnus Dei
promossa da San Sergio; quindi negli anni ‘70 del XX secolo
l’epiclesi dalla Liturgia di San Giovanni Crisostomo fu aggiunta dal
Patriarcato antiocheno; la preghiera, “Credo, O Signore, e confesso...”, anch’essa dalla Liturgia di
San Giovanni Crisostomo, fu aggiunta nei primi anni ‘90 al
Rito Occidentale su richiesta del Patriarca Ignazio IV Hazim,
pastore della Chiesa di Antiochia, come un segno della comprensione
ortodossa della realtà dell’Eucaristia. Poiché San Gregorio fu
l’ultimo a fare delle revisioni realmente
sostanziali alla Liturgia, essa porta comunemente il suo nome: Liturgia di
San Gregorio, così come si
parla di Canto Gregoriano a motivo della sua opera di riunire ed organizzare il canto della Chiesa
come esso esisteva al suo tempo.
Precedentemente all’opera della Chiesa siriana, fu il
Patriarcato di Mosca ad interessarsi della restaurazione dei Riti
Occidentali.
Tra il 1721 ed il 1917, la Chiesa Ortodossa Russa fu amministrata da un
Santo Sinodo, composto dai più influenti Metropoliti, Arcivescovi e Vescovi. Mosca stessa era amministrata da un Arcivescovo
territoriale (in combinazione con Vladimir dal 1721 al 1745, poi con Sevsk dal 1745 al 1764 quindi
con Kaluga dal 1764 al 1799), quindi da un Metropolita (in combinazione con Kaluga dal 1799 al
1917).
Nel 1800 la Chiesa Ortodossa Russa ufficialmente riconobbe il principio che le variazioni nei riti
sono ammissibili a condizione che ci sia completa unità nella
dottrina.
In quell’anno il Metropolita di Mosca Platon Levshin, raggiunse un accordo con i
vetero-ritualisti, noto come Edinoverie, ricevendo molti di loro in comunione con la Chiesa Ortodossa Russa, mentre essi
conservavano i loro “incorrotti” riti liturgici.
Nel Natale del 1869, il Santo Sinodo governante la Chiesa Ortodossa Russa, riunitosi a
San Pietroburgo,
approvò la Liturgia e le pratiche Ortodosse di Rito Occidentale come accettabili
all’Ortodossia ed
ordinò revisioni nella Messa Romana per raggiungere la piena
conformità all’Ortodossia (su richiesta di cattolici romani
slavi ed occidentali che erano divenuti ortodossi, tra cui
spiccava l’ex presbitero latino, di origine tedesca, Joseph Julian Overbeck).
L’anno successivo, di nuovo a Natale, nel 1870, il Santo Sinodo governante la Chiesa Ortodossa Russa,
riunitosi a San Pietroburgo, Russia, approvò la Divina Liturgia Gregoriana (Rito Occidentale).
Quindi, nel 1882, il Patriarca greco di Costantinopoli, Gioacchino
III (1878-1884, 1901-+1912), approvò la
Divina Liturgia di San Gregorio che era stata approvata dal Sinodo Russo, e
provvisoriamente approvò anche piani per apprestare conversioni di Anglicani in Inghilterra. Ritirò la sua
approvazione dal piano di conversioni a causa delle lamentele dei britannici che supportavano
l’impero ottomano ed avevano grande influenza nella nuova Grecia.
La Chiesa Ortodossa Americana, costituita nell’ambito dell’autorità della Chiesa Russa
Ortodossa e
sotto l’Arcivescovo Aftimios Ofiesh, iniziò ad utilizzare il Rito Gregoriano (negli anni
’30) presso
la Parrocchia Ortodossa Occidentale di Manhattan, che costituì
grazie al Rev. Padre
William Albert Nichols (successivamente Arcivescovo Ignatius,
S.S.B.), suo primo pastore.
Egli, e successivamente, l’Arcivescovo Alexander, S.S.B. (Paul Tyler
Turner), seguendo lo schema
approvato dal Sinodo Russo nel 1869 e nel 1870, e dal Patriarca Greco nel 1882, pubblicarono in
primo luogo il Rito Occidentale Gregoriano con soltanto la Liturgia dei Catecumeni, Liturgia dei
Fedeli, Canone e conclusione: le basi e il nucleo della Divina
Liturgia dei Cristiani d’Occidente.
Attualmente
quasi tutte le parrocchie della Metropolia
di Milano e di Aquileia celebrano la Divina Liturgia
di San Giovanni Crisostomo secondo l’uso greco o slavo, ma a
Pescara è presente una parrocchia,
dedicata a San
Giovanni il Teologo, che segue anche il rito gregoriano.
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