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Ortodossia Italiana

 

 

La Spiritualità Ortodossa

La chiesa ortodossa non si accontenta di una vita formale e superficiale.
L’istinto eterno che spinge l’uomo a continuare senza riposo la sua marcia verso Dio, non è morto, e tutta la Chiesa si sforza con la evangelizzazione e con l’apostolato vero, di impegnare i fedeli e di incoraggiarli su questa via.
La nostra vita spirituale ha origine dalla santità di Dio e riconduce ai vertici della santità attraverso il cammino di santificazione che ciascuno deve compiere in questa vita terrena.
Questa spiritualità è fatta di scambio di comunione perpetua ed ecclesiale e trova il suo fondamento dal fatto che siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio e che quindi la nostra vera realizzazione spirituale ed umana avviene quanto più cerchiamo di assomigliarGli nella nostra vita realizzando questa immagine e somiglianza.
L’immagine e somiglianza devono trasparire dalle nostre azioni: chi ci guarda deve vedere che da noi traspare Dio e la via presenza santificante.
Noi siamo icona di Dio ed è chiaro che questa icona deve far trasparire quanto più possibile l’immagine primaria del quale è somiglianza.
L’essenza vivente della preghiera esprime quanto di più elevato c’è in noi. La nostra pietà non ci appartiene, ma scaturisce dalla grazia di Dio.
La nostra preghiera, la nostra pietà, i nostri pensieri, tutta la nostra anima si slanciano verso la conoscenza e l’amore di Dio, cioè verso il fine della vita spirituale.
Nel mondo moderno gli uomini perdono il senso del loro reale valore e della profonda responsabilità che ne consegue.
La carenza di fraternità tra tutti i cristiani fa ritrovare l’uomo in se stesso, “solo” con il proprio “io” isolato e sofferente.
Nell’Ortodossia l’idea della fraternità trova la sua migliore espressione nei testi liturgici, perché la vita dell’uomo è liturgia perpetua, lode, richiesta e comunione con Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Il cristiano non prega soltanto per se, ma quando chiede, lo fa anche per gli altri fratelli.
Per questo tutte le preghiere sono concepite al plurale, per indicare la pluralità della comunità. 
Il cristiano non ricerca la propria soddisfazione personale, ma l’interesse comune e l’edificazione generale.
E tutti coloro che frequentano la Divina Liturgia fanno la stessa cosa; inoltre molte preghiere sono innalzate in nome di tutti i giusti che sono già morti.
Questa comunione dei fedeli si compie attraverso un comune sacrificio offerto congiuntamente dalla Chiesa terrena e celeste (militante e trionfante), si spiega affermando che nel chiedere a Dio di soddisfare i nostri voti, preghiamo anche per tutti i fedeli della Chiesa.
È questo un aspetto che la chiesa ortodossa pone costantemente in rilievo nella Liturgia.
La dottrina della spiritualità ortodossa non è soltanto liturgica e sacramentale, ma è anche la dottrina della nostra partecipazione allo scambio più fondamentale e più esigente e completo che vi sia.
L’azione della grazia è quella di una corrente vivificante che, dopo aver fortificato un organo particolare, si trasmette da questo ad un altro indebolito e bisognoso.
La grazia aiuta l’uomo a vincere la solitudine, dice S. Giovanni Crisostomo. 
Ognuno trova nei sacramenti le forze di cui ha bisogno per aiutare a sua volta coloro che ne avranno la necessità.
Cercare l’interesse della comunità è la regola del cristiano perfetto, perché in essa trova anche il suo vero interesse spirituale.
Nulla può aiutare ad imitare Cristo quanto interessarsi con amore del prossimo.
Il cristianesimo desideroso di ortodossia ha sempre diffidato delle assicurazioni individuali, perché l’interesse personale è sempre legato all’amor proprio.
Invece, il cristianesimo che assume l’interesse altrui come proprio criterio di azione, si vedrà sommerso da responsabilità innumerevoli, spinto a sacrifici gravosi, costretto a subire sconfitte di ogni sorta, ma vale di più riparare sconfitte subite che chiudersi egoisticamente in se stessi.
L’ortodosso che prega, circondato dalla sacre icone, rivive il combattimento di coloro che quelle sacre icone rappresentano e viene spronato dal loro esempio a lottare per la fede in Cristo Dio.
Si trasporta in spirito, in quel clima di pietà, che si trasforma in lui in sorgente di insegnamento e di coraggio.
Aspetto della spiritualità cristiana ortodossa è infatti il dinamismo del fedele, perché Cristo non annuncia l’istituzione di una società passiva, ma l’avvento di un regno i cui cittadini sono attivi, militanti, ispirati dall’alto, cioè dallo Spirito Santo.
La spiritualità ortodossa, che si fonda sulle Scritture come ricchezza regale della Rivelazione, parte dalla santità di Dio e conduce alla santificazione dell’uomo attraverso il cammino della vita liturgica ed ascetica.
La spiritualità ortodossa non è mai pietismo o sentimentalismo religioso, ma sempre ricchezza di fede e pietà teologica.
Questa spiritualità è essenzialmente ecclesiale e comunitaria, non individuale, perché la Chiesa è il Corpo del Cristo animato dallo Spirito Santo, in quanto il Culto unisce il cielo e la terra nell’unico coro dei Santi e dei Giusti intorno al trono del Regno di Dio.
Da qui deriva un aspetto caratteristico della spiritualità ortodossa: la trasfigurazione del credente, della sua vita quotidiana, la certezza della vittoria finale di Cristo, la realizzazione piena della immagine e somiglianza.
E poiché Cristo è la luce del mondo, Egli illumina tutto il cosmo, l’universo conosciuto e non conosciuto, visibile ed invisibile.
La trasformazione del cosmo ad opera della resurrezione fa posto ad una ascesa positiva, attraverso la croce, di superamento e di trasfigurazione.
La pietà interiore del fedele ortodosso si manifesta attraverso una socievolezza che stupisce. Vuole abbracciare tutto il mondo. Vive per gli altri più che per se stesso.
Per la teologia ortodossa, il cielo e la terra sono ripieni della gloria di Dio.
L’universo materiale esiste in quanto partecipa all’opera di redenzione del Cristo, che per mezzo della sua resurrezione ha liberato anche la natura dal dominio del demonio.
L’uomo deve fare il suo cammino verso Dio senza allontanarsi dalle creature, ma rendendosi conto che egli partecipa della vittoria divina e del trionfo pasquale che deve comunicare agli altri.
In lui infatti dimora il miracolo della Luce Divina che lo riempie di meraviglia e di gioia esplodente e comunicante.
L’uomo deve per questo vivere questa spiritualità divina e cosmica come insegna la spiritualità ortodossa.
In una parola, si può dire: uomo, ricordati che sei l’immagine di Dio su questa terra e che quindi hai il dovere di essere una bella copia del tuo Creatore, non solo per rendergli gloria, ma anche per la tua serenità e gioia interiore.
Vivi per amore e amore riceverai!

Conclusione 

Al termine di questo nostro piccolo lavoro, ci auguriamo che il lettore abbia compreso ed assimilato quanto abbiamo esposto e ciò gli serva come spunto di riflessione, meditazione ed anche di esame di coscienza sulla sua posizione dottrinale.
Ci auguriamo anche di essere riusciti a dire quello che volevamo dire in “spirito di verità e di carità cristiana”.
Se il lettore avrà meditato su quanto avrà letto, e la sua lettura non sarà stata soltanto mentale, ma anche col cuore e con la fede, gli auguriamo di saper tirare le dovute conclusioni che siano tali da spingerlo interiormente alla scelta di una fede integra e genuina, quella di Cristo unico salvatore e signore del cielo e della terra ed unico capo della sua Chiesa celeste e terrestre, anche se le posizioni degli uomini, sono purtroppo ancora, volontariamente o involontariamente diverse.
Ci auguriamo almeno, umilmente, di essere riusciti a porre in crisi il lettore, proprio perché da ogni crisi, se ci si lascia illuminare dallo Spirito, nasce una ricerca e quindi la possibilità di ritrovare la strada giusta che porta a Dio e che dona pace e serenità interiore e la grazia santificante.

 

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